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25 anni fa p. Ottorino Maule cadeva martire in Burundi

Con lui i militari uccisero p. Aldo Marchiol e Catina Gubert. Sabato sarà celebrata una messa in memoria a Gambellara.
di Lauro Paoletto

Sabato 26 settembre alla Messa delle 19 nella parrocchia di Gambellara, alla vigilia dell’inizio dell’Ottobre missionario, si farà memoria dei 25 anni dall’uccisione nella missione di Buyengero in Burundi (nella foto grande la chiesa di Buyengero) del vicentino missionario saveriano p. Ottorino Maule (originario di Gambellara), di p. Aldo Marchiol (di Udine) e di Catina Gubert (volontaria laica di Fiera di Primiero)  tutti servi di Dio per i quali è in corso la causa di beatificazione. Lo stesso giorno alle 10 sarà celebrata una messa nella diocesi di Bururi in unità con i p. Saveriani e la comunità cristiana della parrocchia del Buyengero

Erano le 18.30 del 30 settembre 1995 quando tre militari armati entrarono nella missione di Buyengero e con la forza fecero uscire dalle loro stanze p. Aldo Marchiol e p. Ottorino Maule di Gambellara. I due missionari, che avevano da poco pregato i salmi, furono fatti inginocchiare e furono brutalmente giustiziati con un colpo alla testa. I colpi allarmarono Catina Gubert, che entrata nel salone fu colpita al petto dai soldati.

P. Ottorino allora aveva 53 anni ed era parte di una famiglia che aveva dato alla chiesa numerose vocazioni (erano 11 figli, due morte piccole, un altro missionario e quattro suore). Era andato in Burundi la prima volta dal 1970 al 1979. In quegli anni si era creato un legame forte con quella terra, tanto che aveva espresso il desiderio di tornarci, cosa che avvenne nel settembre del 1991.

«P. Ottorino – ci racconta la sorella Carmela, oggi 87enne impegnata a raccogliere e conservare tutti i ricordi legati alla figura del fratello – se lo aspettava. Sapeva di essere in pericolo perché non era capace di tacere. Lui denunciava le ingiustizie che la popolazione era costretto a subire». La sorella ricorda che circa un anno prima dell’uccisione il fratello in una lettera aveva raccomandato di «non leggere alla mamma, tutto quello che vi scrivo», consapevole che la situazione era grave e pericolosa.

«In Burundi c’era un conflitto continuo tra Tutsi e Hutu – racconta p. Claudio  Marano, saveriano che era in Burundi quando p. Maule fu ucciso -. È una situazione, purtroppo che continua tutt’oggi. Allora, in quella situazione il clero, i vescovi, le suore, i volontari erano entusiasti di lavorare per la pace ed erano disposti a dare anche la vita per questo. Anche p. Maule era così: entusiasta di quello che faceva e consapevole che rischiava la vita».

«A 25 anni dal martirio di padre Ottorino Maule, padre Aldo Marchiol e Catina Gubert ci chiediamo ancora: Perché è successo? – commenta Agostino Rigon, direttore di Missio Vicenza -. Ma la vita dei martiri – prosegue – non è facile da raccontare, tantomeno da spiegare. Come dice papa Francesco: “Il martirio è un servizio, un mistero e un dono della vita molto speciale. È l’aria della vita di una comunità cristiana”».

«Per questo – commenta ancora Rigon – a loro va il nostro semplice, ma autentico grazie e lo vogliamo vivere ed esprimere concretamente facendoci, proprio come loro, “tessitori di fraternità”».

Per quanto concerne il processo di beatificazione questo «è in stand by – spiega il nipote Ottavio -. È stato aperto lo scorso anno, ma poi il Covid ha bloccato tutto. Il postulatore in Burundi, tra l’altro, è morto di Covid. Ora speriamo che il percorso riprenda, anche perché il lavoro fatto fino ad ora era stato portato avanti in modo preciso ed era stato raccolto molto materiale. Ci hanno assicurato che nulla andrà perduto e che si riprenderà da dove si era arrivati». 

In Burundi la memoria dei tre martiri è molto viva e «lo scorso anno – spiega Carmela – sono riusciti a ultimare una cappella». «Anche da noi a Gambellara il ricordo è vivo» aggiunge Ottavio. In questo è sicuramente preziosa l’azione di mamma Carmela che continua a raccogliere materiale oggi utile per la causa di beatificazione e a promuovere iniziative per far conoscere il fratello.

«La figura di p. Ottorino è particolarmente significativa qui a Gambellara – evidenzia il parroco don Giuseppe Pettenuzzo -. Quando accadde l’uccisione 25 anni fa la comunità fu davvero scossa. Ogni anno celebriamo un messa in ricordo e abbiamo messo una foto del servo di Dio vicino al fonte battesimale, assieme a quella di San Giovanni Antonio Farina. Lo scorso anno – conclude don Pettenuzzo – una sessione del processo di beatificazione si è tenuta a Gambellara e alla conclusione è stata celebrata una messa molto partecipata».