Diocesi

Da 25 anni le uniche tre cristiane a Tarso, in Turchia

Sono suor Bianca Agnese Trabaldo, di Longare, suor Maria Ballo e la superiora suor Concetta Mustacciu, della Congregazione delle Figlie della Chiesa che con la loro presenza tengono accesa la lampada davanti al Tabernacolo.
Da sinistra suor Bianca Agnese Trabaldo, suor Concetta Mustacciu e suor Maria Ballo, Figlie della Chiesa.
di Marta Randon

Le sole e uniche cristiane a Tarso, in Turchia. Sono tre suore Figlie della Chiesa: suor Bianca Agnese Trabaldo, vicentina, (nella foto a sinistra) suor Maria Ballo (al destra) e la superiora suor Concetta Mustacciu (al centro)che, con la loro  presenza silenziosa, ma importantissima, “custodiscono” i luoghi Paolini.

Una missione di speranza che quest’anno compie 25 anni, festeggiati il 6 ottobre scorso. Tutto cominciò nel 1994 con le prime due sorelle (suor Maria di Meglio e suor Maria Ballo) che hanno costituito la comunità Mater Gentium, a sud della Turchia, nella città dell’ “Apostolo dei Gentili”. «A Tarso non ci sono luoghi aperti al culto – spiega suor Bianca Agnese, 83 anni, nel Paese euroasiatico da vent’anni -. Molte delle antiche chiese sono state trasformate in moschee, altre sono state demolite o se ne è persa traccia . Per questo non è possibile celebrare la liturgia. I pellegrini che arrivano da tutto il mondo solo su richiesta vengono accolti nella chiesa-museo dedicata a San Paolo, dove prepariamo con decoro l’altare per la celebrazione e, al termine, ritiriamo ogni cosa». Le agenzie di viaggio sanno che è possibile celebrare la messa e contare su una serena e fraterna accoglienza da parte di tre religiose che in qualsiasi momento si mettono a loro disposizione. Solo nel mese di giugno sono passati fedeli da Brasile, Germania, Portogallo, Gerusalemme, Siena e Treviso. «Concludiamo con un biscotto e una bibita nel nostro salone: accogliamo i fedeli con spontaneità e carità » continua la religiosa. 

Raggiugiamo telefonicamente suor Bianca Agnese, originaria di Longare, dove è rimasta fino a 14 anni prima di entrare a Mestre nelle Congregazione delle Figlie della Chiesa, mentre si sta preparando per andare a Mersin, 30 km a nord di Tarso, nella comunità dei Padri Cappuccini. È un tragitto che le tre suore compiono ogni giorno, per partecipare alla messa, cercando di sostenere il piccolo gruppo di cristiani che ha ancora il coraggio di dichiararsi tale con la catechesi e la liturgia. Su e giù, 60 km al giorno, impegnate nel sostegno agli ultimi «come vuole il nostro carisma» con opere di carità e con le adozioni a distanza. «“Che ci stiamo a fare qui? – disse 25 anni fa suor Maria di Meglio, appena arrivata -. Potremmo fare tanto bene in Africa o in Sud America, come tante nostre eroiche consorelle… ma se noi andassimo via da Tarso resterebbe spenta la lampada davanti al Tabernacolo, perché rimasto vuoto. Sì, noi siamo qui per tenere accesa quella luce”». «Sono contenta di essere qui, la nostra presenza parla da sola – continua suor Bianca Agnese che prima di arrivare in Turchia è stata trent’anni in America Latina -. A Tarso ho capito che prima facevo la missionaria, ora sono missionaria.  All’inizio temevo che mi venissero tarpate le ali, oggi ringrazio perché la mia spiritualità si è fortificata. Viviamo in mezzo a tanti fratelli musulmani bisognosi di essere guardati negli occhi ed essere amati».

Al primo approccio la presenza di queste tre sorelle può sembrare un enigma da decifrare, e – per alcuni – addirittura può sembrare uno scandalo se si valuta l’efficacia di un servizio ecclesiale dai risultati misurabili. «In realtà i risultati ci sono – continua suor Bianca Agnese –. In vent’anni i piccoli gesti hanno cambiato molte cose. In città ci conoscono, siamo un punto di riferimento. Con discrezione, solo tramite il responsabile di quartiere, portiamo aiuto soprattutto ai profughi e ai bambini che vanno a scuola. Arriviamo al cuore della gente. Alcuni ci salutano con la mano sul petto e per noi è una gioia». Le tre sorelle, che permettono a Gesù Eucarestia di rimanere in quel luogo, negli anni hanno dovuto superare prove dolorose: l’uccisione, nel 2006, del loro padre spirituale don Andrea Santoro, prete fidei donum, e nel 2010, l’uccisione di monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale turca, assassinato a coltellate a Iskenderun dal suo autista.

 “Non è facile essere testimoni di un Cristo silenzioso e discreto, costrette all’isolamento, alla frustazione di sentirsi apparentemente inutili, accettare di buttare dei semi, senza vederne subito i frutti, con la fiducia che altri un giorno raccoglieranno» scrive la volontaria Franca Biglia nel libretto pubblicato dalle Figlie della Chiesa per celebrare i 25 anni. Seppur nelle difficoltà Bianca Agnese, suor Maria e suor Concetta sono semi capaci di fiorire, di generare vita, dove l’occhio umano vede solo pietre e arido terreno: «I pellegrini che ospitiamo sono felici – conclude la religiosa vicentina – : ci dicono che hanno visto pietre vive, non solo pietre. E la differenza l’ha fatta la nostra presenza». Per accettare di vivere questo abbandono fiduciosi “occorre creder nell’amore”, diceva un figlio di quella terra, Ignazio di Antiochia. E le Figlie della Chiesa incarnano quell’invito.